About: due parole su di me

Quando un giorno il mondo finirà e i detriti digitali saranno gli unici resti da cui sarà possibile ricostruire un’umanità, vorrei ci fosse traccia anche di me.

Video storytelling, un bitframe alla volta

Quali sono i valori che da sempre mi hanno spinto a guardare la realtà e a registrarla, mediante l’utilizzo di un “occhio digitale?

A questa domanda ho risposto con 4 parole che animano la mia curiosità, la mia voglia di conoscere il mondo e le persone, per provare a coglierne l’autenticità, la bellezza e gli aspetti più inediti.

Passione

Ogni cosa che conduce ad una realizzazione richiede sofferenza, uno sforzo intenso, a tratti perturbante ma intriso di grande interesse.

La passione unita all’entusiasmo sono gli ingredienti che ogni volta metto in un nuovo progetto, in una nuova idea o percorso creativo.

Visione

Il vedere è la funzione sensoria che ci mette in rapporto con il mondo esterno. Per me avere una visione significa avere una precisa idea del futuro, avere un’immagine interna da perseguire.

La visione è profetica, spesso irrazionale, figlia di un’immaginazione straordinaria, indispensabile per fare un lavoro che riguarda e ci ri-guarda attraverso l’immagine.

Creatività

La creatività è un’attitudine umana, è la capacità di osservare i problemi da un punti di vista inusuali.

La creatività non è solo appannaggio di artisti, scrittori o poeti, ma di chiunque sappia guardare la realtà con l’occhio della fantasia e sia in grado di ri-adattarla a sé, ri-organizzarla sotto forme inedite e nuove.

Esecuzione

L’esecuzione è la messa in opera di tutto ciò che da astratto diventa concreto.

Nell’esecuzione subentra il metodo, la prassi e tutto quello che sembrava confuso e caotico, inizia a chiarirsi ed assumere forma.

Per me l’esecuzione avviene nella fase di montaggio, infatti è lì che opero una scrittura per immagini, raramente mi dedico alla scrittura prima di girare.

Per chi volesse saperne di più

Nel 2003 ho ricevuto in regalo la mia prima telecamera, una Samsung Hi8 Camcorder SCL810. Avevo poco più di 18 anni e iniziai a girare raccontando le prime esperienze di viaggio con gli amici di sempre, rave party, festival musicali oppure provavo a catturare scene di vita familiare, in cui fosse ben evidente il contrasto tra i suoi membri.

Primi e semplici esperimenti in cui giocavo con un camcorder digitale, ma cercavo anche di capire cosa mi attraeva del mondo esterno, del mio contesto, e provavo a raccontarlo, a dargli un senso. Naturalmente girare non bastava, perché quelle immagini sarebbero rimaste incise solo su nastro, se non avessi trovato un modo per montarle.

Per fortuna in quegli anni iniziavano a circolare sui PC i primi programmi di montaggio che consentivano l’acquisizione in modalità analogica da casetta e il riversaggio su una timeline digitale.

Il primo software di montaggio con cui mi sono cimentata, si chiamava Edius. Dopo aver preso dimestichezza con una camera amatoriale, decido di acquistarne una più professionale, la Sony HVR-Z1E. Con questo camcorder portatile mi sono sentita una vera e propria operatrice di ripresa, che è quello che allora desideravo fare e che in fondo, ancora oggi, amo fare.

La mia formazione è quella di un’autodidatta ma ho avuto la fortuna di lavorare in diversi ambiti professionali, sia televisivi che cinematografici da cui ho appreso molto, anche semplicemente parlando o guardando quello che facevano i più bravi, i veri professionisti del settore.

Giocavo con un camcorder digitale, ma cercavo anche di capire cosa mi attraeva del mondo esterno, del mio contesto, e provavo a raccontarlo, a dargli un senso.

 

Con la Sony Z1 ho fatto tanta esperienza sia da un punto di vista tecnico che estetico, ho avuto la possibilità di perfezionarmi nei movimenti di camera e nelle inquadrature ma anche di capire, a seconda del contesto, quale luce sfruttare, come bilanciare diaframma e tempi di esposizione, quale microfono utilizzare per una registrazione audio ottimale.

Ricordo di aver passato notti intere al montaggio pur di riuscire a dare al video il taglio che volevo o per porre rimedio agli errori più banali. In questo campo, soprattutto se si è autodidatti, si impara solo sbagliando e correggendosi.

Naturalmente bisogna possedere una buona conoscenza del linguaggio cinematografico e audiovisivo, l’università del DAMS e i corsi di formazione professionale sono stati un’ ottima base teorica. Oggi giro con una Canon Reflex 80D, una camera moderna, full HD e sensore CMOS che mi consente una messa a fuoco molto veloce, indispensabile per realizzare matrimoni, reportage e videoclip, e che mi permette con il wifi di condividere immediatamente i contenuti creativi online.

Naturalmente oltre alla camera, possiedo anche un cavalletto, delle luci, un microfono, un telo green screen e tutto quello che occorre per realizzare qualsiasi prodotto audiovisivo.

In questo campo, soprattutto se si è autodidatti, si impara solo sbagliando e correggendosi.

Girare e montare video è da sempre una grande passione che mi dà la libertà di esprimermi e mettere in atto quel desiderio di creare, comunicare e reinterpretare la realtà, attraverso un linguaggio fatto di immagini ma anche di emozione e di inconscio.

Il mio occhio, così come la mia mente e il mio cuore devono essere connessi, sentirsi complici con il soggetto e con il contesto che decido di catturare, difficilmente mi subordinerei a logiche ingabbianti.

La ripresa e il montaggio sono atti artistici che oggi possono essere compiuti da tutti grazie, anche agli innumerevoli strumenti tecnologici e digitali. Questo rischia di appiattire e rendere estremamente democratica questa forma di espressione ma nonostante ciò, ognuno avrà un suo stile perché il modo di guardare e sentire il mondo e l’umanità è diverso in ciascuno di noi.

Oggi oltre a questa grande passione, ne ho un’altra che è quella del surf, una disciplina che pratico da poco ma di cui mi sono completamente innamorata e che sto vivendo come fosse una vera e propria storia d’amore. Il surf per me non è solo libertà ma corrisponde a quello stile di vita che fin da adolescente ho rincorso, selvaggio, minimale, indipendente e sempre in movimento.

Cavalcare un’onda è come vivere intensamente il presente, per catturarla devi muoverti, come le belle occasioni e le belle idee, non devi pensare mai a ciò che c’era prima o quello che ci sarà dopo, perchè ogni onda è diversa, devi sentirla, farti agganciare e poi lasciati andare, per vivere con il sole in viso e il vento sulla pelle.

Non posso non concludere con un ringraziamento a tutti coloro che mi supportano e ispirano nella mia passione per il video-making e la fotografia, a partire da tutti coloro che mi hanno commissionato nuovi progetti. Un grazie speciale a Bruno Ferraro per le riprese su alcuni dei progetti (666, King) e per aver realizzato il logo Move and Image. Grazie anche a Stafania Scialanca per la collaborazione e il supporto sul progetto King, e a Massimo Burgio / Burningmax per aver realizzato questo sito web, e per la collaborazione su diversi progetti d’arte.

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